Una seconda moglie
La barca è tirata a riva con i remi appoggiati di traverso che sicuramente hanno tante storie di mare da raccontare.
Ventiquattro dicembre duemiladodici, mezzogiorno e cinquantadue. Nonostante la stagione, la temperatura era mite, il vento assente e il mare calmo. Ed io mi trovavo a Cala di Piazza Porto, Giovinazzo.
![]() |
| Canon EOS 30D • EF 50mm f/1.8 | 50mm · 1/500 sec · f/4.5 · ISO 100 |
Il rosso ossido dei bordi è ancora acceso, forse era stato ritinteggiato non da tanto, ma il blu sarà sempre il colore che preferiscono in quelle zone, quasi come fosse un’ossessione. I remi, invece, sembrano aver perso la propria battaglia contro il sale: la vernice si è staccata in diversi punti e lascia intravedere il legno chiaro, consumato da chissà quante ore di navigazione.
Quella barca è un “gozzo barese” o, in dialetto, “lanza”. Un dettaglio non irrilevante se pensiamo alla forma affusolata e penetrante dello scafo, simile alla punta di un’arma da lancio. Una lancia, appunto.
Le lanze sono piccole, colorate e “femmine”, visto che tutte hanno nomi di donna. Non è casuale che spesso sia considerata dai pescatori una “seconda moglie”.1
Hanno prua e poppa molto affilate e un profilo filante, per consentire ai pescatori di muoversi velocemente a remi tra le secche sotto costa, calare le reti o le polpare e rientrare rapidamente al molo per vendere il pescato fresco.
Chi ha avuto occasione di leggere qualche mio precedente articolo, ricorderà probabilmente che Giovinazzo non è mai stato un posto qualunque per me. Con una bella scusa cucita bene addosso e la macchina fotografica al collo, ci tornavo spesso, e chi ha letto quella storia sa che il vero motivo aveva tutt’altro nome.2
La fotografia era la copertura perfetta: chi avrebbe mai sospettato di uno che gira con un obiettivo puntato ovunque tranne che dove vorrebbe davvero guardare?
C’è qualcos’altro che rende Giovinazzo un luogo molto particolare: qui sopravvive ancora la pesca a fuoco (andare “a fúche”, come si dice in dialetto locale). Si esce dopo il tramonto, con la lampara accesa a bordo che acceca i pesci nel buio, e il pescatore aspetta con la fiocina in mano, senza reti, solo occhio e polso.3
Mi piace pensare che questi stessi remi, di giorno immobili e silenziosi, la notte tornino a muoversi nel buio.
“Era una notte ferma. Il mare a riva non riusciva a muoversi di un passo.”
(Erri De Luca, “Tu, mio”, Feltrinelli, 1998)
In quel momento però, quella barca stava lì, ferma. Fregandosene altamente delle mie scuse.
E allora è bello rivedere oggi, in quello scatto, il contrasto tra la mia inquietudine di allora e la sua immobilità totale, che di notte, a volte, può trasformarsi in tutt’altro.
1 Il gozzo, antica e colorata barca a remi: «Una moglie per i pescatori»
3 Una lampara per accecare i pesci e una fiocina per prenderli al volo: è l’antica “pesca a fuoco”

Comments
Post a Comment