Nuvolari
Una pista lunga solo dieci metri e un go-kart rosso bastavano per sentirsi imbattibili.
Ogni volta che passo davanti a questo piccolo portafoto in vetro, con dentro la mia fotografia in bianco e nero, lo guardo e non ci vedo solo un ricordo, ma il lungo balcone di casa dei miei.
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| iPhone 17 | 1/15 sec | f 1,6 | ISO 800 |
Era un normalissimo rettangolo di ringhiera e cemento che negli anni ha visto passare di tutto: le mie virate a tre ruote sul triciclo, le accelerazioni su un go-kart a pedali rigorosamente rosso, al quale facevo persino rifornimento usando i fili intrecciati di una tenda in plastica, verde.
Fino a quando non si è deciso che una veranda fosse più utile di quel circuito da Formula Uno.
Sapete com'è, a due anni ero convinto di essere il re del mondo sulla pista più bella che esistesse.
Spesso, però, il pensiero si sofferma su altro. Su chi c'era dall'altra parte dell'obiettivo.
Perché qualcuno, con una pazienza infinita, si è fermato a scattare quella foto per fissare un momento di quella giornata. I miei genitori lo hanno fatto sempre così, ognuno a modo suo, lasciandomi credere che quel balcone non finisse mai.
I giochi prima o poi finiscono in soffitta e quel balcone oggi non c'è più, ma quella foto resta lì, dentro il suo pezzetto di vetro.
“Corre se piove, corre dentro al sole
Tre più tre per lui fa sempre sette
Con l'Alfa rossa fa quello che vuole
dentro al fuoco di cento saette!”
(Lucio Dalla, “Nuvolari”, dall’album “Automobili”, 1976)

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