Il cappello giallo
“Non ci si libera di una cosa evitandola, ma soltanto attraversandola.”
(Cesare Pavese, "Il mestiere di vivere")
Nelle mie fotografie, di solito, le persone non ci sono perché io le lascio quasi sempre fuori dall’inquadratura, semplicemente per imbarazzo puro.
Se punto la macchina fotografica su uno sconosciuto mi sembra come se mi intrufolassi in una conversazione privata. E nonostante io scatti fotografie ormai da tantissimi anni, mi viene ancora da arrossire al solo pensarci.
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| 2026-07-26 12:00 pm • Canon EOS 30D | 1/250 sec · f 5.6 · ISO 1600 |
Domenica scorsa, a mezzogiorno in punto, in mezzo alla strada, quel cappello enorme, sfacciato, con un fiocco che sventolava come se stesse festeggiando qualcosa.
Giallo.
Non mi sono dato neanche il tempo di pensare e ho scattato con gli ISO rimasti dov’erano, a 1600, a mezzogiorno di una domenica di fine luglio.
Quella donna non si è mai voltata, è sempre rimasta di spalle, certo. E sicuramente qualcuno dirà: “eh ma che coraggio, era di spalle”. Vabbè. Lo so io quanti anni mi sono serviti per arrivare a questo mezzo passo. Come si dice? Chi parte da fermo, un mezzo passo lo sente come fosse una maratona. O una mezza maratona, dai, non esageriamo.
Un’altra cosa mi è venuta in mente rivedendo la foto. Qualche tempo fa avevo letto qualcosa di Edward De Bono e i suoi “sei cappelli per pensare”, uno per ogni modo di ragionare. Il giallo era quello della positività, mi pare, gli altri onestamente non li ricordo bene. Quella donna, con quel giallo acceso in mezzo al grigio della strada, sembrava indossarlo senza neanche aver mai sentito nominare De Bono.
Oppure lo indossava perché aveva letto anche lei qualcosa su “I sei cappelli per pensare”.
Magari avrei potuto chiederglielo, insieme al permesso di scattare la fotografia e oggi, forse, avremmo la risposta.
Chissà…
* Il metodo di Edward De Bono scompone il pensiero in sei ruoli fissi, i cappelli, ognuno con un punto di vista diverso, anche quello più lontano dal proprio carattere: così un ottimista può provare a pensare da pessimista, un razionale da creativo. Oggi si usa in azienda per far discutere i gruppi senza scontrarsi su tutto insieme, e a scuola per allenare i ragazzi a distinguere un’idea da un’emozione. Sintesi ufficiale di De Bono: debono.com/six-thinking-hats-summary

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