Non è il rosso a fermarmi...

Oggi, 1° maggio, celebriamo le conquiste, le voci, ciò che finalmente è visibile. E ciò che non lo è ancora.

Ognuno di noi conosce qualcuno rimasto fuori scena — senza nome, senza applausi. Qualcuno che non ha chiesto di essere visto, e senza cui qualcosa — una famiglia, un reparto, un quartiere, una vita — non avrebbe retto.

Questa fotografia parte da lì.


Non è il rosso a fermarmi... 

È quello che succede appena sopra.

Il papavero si apre, pieno e fragile, perfetto nel suo momento. Attira lo sguardo, lo trattiene, quasi lo pretende. È l’evidenza: ciò che esiste senza bisogno di spiegarsi.

Eppure, appena sopra, c’è qualcosa di completamente diverso.

Un bocciolo chiuso, compatto, con quella testina scura che non si offre, non cerca. Sta lì, in silenzio ermetico, eppure occupa lo spazio con una presenza che più guardi, più senti. Toglilo, e il resto smette di avere un centro.

Quante volte abbiamo guardato il rosso senza vedere cosa ci stava sopra. Quante volte abbiamo applaudito la luce senza chiederci cosa la tenesse accesa.

La profondità di campo separa, ma non divide davvero. Lo sfondo scivola via — e c’è qualcosa di familiare in quel movimento, no? Il mondo che continua a correre mentre tu sei fermo, a guardare qualcosa che gli altri non hanno ancora visto. Proprio per questo, ciò che resta a fuoco diventa inevitabile.

Non è la parte che guardi per prima. È quella che capisci per ultima — se ci torni.

Questa non è una fotografia su un fiore. È una fotografia su ciò che sceglie di non sbocciare — e regge lo stesso.

Dedicato a chi regge, anche quando nessuno lo vede reggere. A Luca.


E se vi siete detti
Non sta succedendo niente
Le fabbriche riapriranno
Arresteranno qualche studente
Convinti che fosse un gioco
A cui avremmo giocato poco
Provate pure a credervi assolti
Siete lo stesso coinvolti
(“Canzone del Maggio” 1973, Fabrizio De André)

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